Benvenuti a Castelnuovo Scrivia

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-Il mio paese, bigia meteora,
s'intasa di nebbia e ci vogliono 
primavere robuste a sturarlo
a ridare spazio e frenesia ai papaveri...!
                 "La nebbia al mio paese"
                   Gennaro Pessini


-Sì come chiaramente è noto 
la terra nostra di Castelnuovo 
è posta non molto lontano 
da le radici de l'Appennino, 
a la foce dove lo Schirmia 
scarica le sue acque in Po...
            Matteo Maria Bandello


-Dicevo del colore di Castelnuovo: 
così acceso durante i mesi estivi 
che ogni oggetto acquista una magica staticità... Tanta incandescenza 
proviene dalla terra calcinata dei campi, proviene dai ciottoli del fiume 
rivestiti di creta inaridita, 
dalla polvere delle strade 
simili a torrenti essicati dall'arsura.
                   "Il cavallo di Caligola"
                    Pierangelo Soldini

LA TORRE DEL CASTELLO DI CASTELNUOVO

La torre che voglio descrivere è quella del castello podestarile di Castelnuovo Scrivia, e che si trova nella piazza principale del paese, piazza Vittorio Emanuele, di fronte alla chiesa parrocchiale, dedicata ai Santissimi Pietro e Paolo. La torre è a pianta rettangolare (5x6 mt), e fu ottenuta innalzando il muro nord e parte dei muri est e ovest della parte più antica del castello, fino ad un’ altezza di 23 mt. Esaminando attentamente i paramenti murari, soprattutto nei punti dove le nuove murature si impostano su quelle persistenti, è stato possibile tracciare la successione degli interventi costruttivi che furono necessari ad erigere la torre, una volta demolito il tetto a due spioventi. Per portare la parete sud a 14 mt di altezza fu costruito un arco a sesto leggermente a sesto acuto, di collegamento fra le due pareti est ed ovest. Quest’arco fu infatti appoggiato alle pareti est ed ovest a circa 10,60 mt di altezza, affinché  in corrispondenza dell’archivolto si ottenesse l’altezza desiderata di 14 metri . Per innalzare le quattro pareti furono poi costruiti, a partire da 14 mt, quattro pilastri angolari e tre centrali; gli spazi tra un pilastro e l’altro furono chiusi con muri aventi uno spessore di 70 cm .

Il coronamento merlato delle pareti est, nord ed ovest venne ottenuto sfruttando la differenza di altezza tra i pilastri ed il paramento murario costruito fra di essi. È  probabile che anche la parete sud fosse coronata da grossi merli: si scorgono infatti nel paramento murario esterno, ai lati dell’arco, le tracce dei merli angolari, mentre all’interno, sotto l’arco, compare l’impronta del merlo centrale. Sui paramenti est, nord ed ovest, i merli sono in buona parte conservati e tuttora leggibili, tra le tamponature murarie. Hanno dimensioni notevoli in rapporto alla grandezza dell’edificio. Anche questi merli, come i più antichi, sono caratterizzati da essenzialità costruttiva: unica concessione ornamentale sembrerebbe una cornice di laterizi che, disposti in aggetto, orlavano i merli alla base.

Le quattro pareti della torre furono realizzate con laterizi di pasta assai più fine di quella dei mattoni usati per l’edificio tardo-romantico.

Le torre era probabilmente illuminata da una sola monofora che si apriva nel muro sud. È lecito pensare, nonostante vi sia solo la monofora che porti a formulare tale ipotesi, che il fabbricato a sud della torre fosse stato coperto ancora da un tetto a due spioventi, ma ad un livello più basso rispetto a quello preesistente. Sulla base dei pochi elementi a nostra disposizione-la semplice monofora ed i nitidi piani in cotto privi di qualsiasi tipo di decorazione sino alla cornicetta diritta, che serve da innesto all’alta merlatura rettilinea, ma rigati dai fori pontali come da quattro precisi assi verticali- si può ipotizzare che la torre sia stata eretta nella seconda metà del Duecento.

La torre subì un ulteriore innalzamento e fu portata ad un’altezza di circa 39 metri . In questa campagna edilizia fu applicato, per la sopraelevazione dei muri, l’espediente di un grande arco nella parete sud e di sei archi a sesto ribassato nelle restanti pareti. Gli archi a sesto ribassato delle pareti est, nord ed ovest presentano semplice o doppia ghiera bardellonata e furono costruiti, eccetto uno, utilizzando come piano d’appoggio delle centine di profilo dei merli. Un solo arco fu realizzato due metri al di sotto del profilo dei merli, addossandosi pertanto alle pareti laterali. Nel muro sud, non potendo sfruttare il pilastro centrale, inesistente, fu introdotto un grande arco a sesto leggermente acuto, che fu addossato ai pilastri angolari a circa 22 metri di altezza. Gli archi permisero al costruttore medievale di aumentare lo spessore delle nuove murature. Al di sopra dei detti archi furono costruite, sempre in cotto, le pareti dell’ultimo tratto della torre. Su ogni lato della costruzione in cotto, in corrispondenza della cella campanaria, furono aperte due monofore archiacute con una semplice ghiera che modula la strombatura.

Il passaggio dalla cella campanaria al coronamento con merli a coda di rondine è segnato da una cornice di due o più corsi laterizi, gradinati in aggetto.

La torre, all’interno, era divisa in otto piani comunicanti fra loro tramite scale a pioli, sempre in legno.

Prima dei restauri del 1936, la torre era coperta da un tetto a due falde, che si impostava all’altezza di circa 36 metri dal suolo. Non si possiede però alcun elemento che provi la sua appartenenza alla vecchia struttura.

Anche il secondo intervento medievale di innalzamento non è collocabile in un precise ambiente cronologico. L’osservazione delle sole caratteristiche architettoniche, quali l’ardito slancio verticale sottolineato soprattutto dalla raffinata merlatura e la modulazione pittorica delle superfici, basate sui tagli d’ombra profondi e netti delle monofore archiacute, parrebbe suggerire una ipotesi di datazione della struttura intorno alla prima metà del Quattordicesimo secolo.