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LA NOSTRA
PRIMA GITA : |
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Mercoledì
19 novembre 2008, noi alunni delle classi prime della Scuola
Media “Baxilio” siamo andati a visitare la città di Acqui Terme. I
nostri accompagnatori erano le professoresse Concaro, Ratto, Semino e
Torti. |
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La piscina romana e le terme
La
grande piscina costituiva un settore importante di un vasto complesso
termale risalente all’età imperiale, I- II secolo d.C. Ritrovata nel
1913 durante la costruzione dei nuovi portici, la struttura fu all’epoca
solamente esplorata. Ulteriori scavi effettuati negli anni ’70
evidenziarono la presenza di altre notevoli strutture che facevano già
presumere un’estensione del complesso termale verso nord. Solo con gli
ultimi interventi di ricerca si è però arrivati ad una completa messa in
luce della piscina ed alla conferma dell’ipotesi di una maggiore
estensione dell’impianto termale di cui faceva parte. L’edificio
termale, insieme con il vicino anfiteatro individuato negli anni ’50,
occupava un quartiere periferico dell’antica Aquae Statiellae romana
lontano dal centro abitato ma comodo da raggiungere tramite il percorso
Aemilia Scauri. Il complesso termale e l’anfiteatro non erano
frequentati soltanto dagli acquesi ma anche dagli abitanti dei territori
vicini. La piscina
rettangolare ha dimensioni considerevoli (m 13 x 6,5). La vasca è stata
scavata direttamente nella roccia e chiusa all’interno da un poderoso
muro perimetrale in scaglie di pietra. L’acqua proveniva dalla sorgente
della bollente, la struttura era coperta a volta e svolgeva la funzione di
grande calidarium (cioè di ambiente riscaldato artificialmente da forni,
in cui fare bagni caldi). Le tubature erano di piombo in cui passava
l’aria calda e quella fredda. Il
fondo e le gradinate della vasca erano rivestiti con piastrelle di marmo
bianco o di altri colori, provenienti dalla Grecia e dall’Asia Minore.
Le sigillature venivano effettuate con il cocciopesto, un isolante
naturale (di colore rosa) che non faceva filtrare l’acqua. Il soffitto a
cupola era rivestito di mosaico azzurro e blu con delle conchiglie che
ricordavano il mare. |
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Nelle terme, oltre al calidarium, c’era il tepidarium, vasca con acqua tiepida, ed il frigidarium, vasca con acqua fredda. Vicino alle vasche c’erano degli archi che permettevano il passaggio tra le varie stanze. Il passaggio da una gradazione dell’acqua all’altra favoriva la tonicità muscolare. | |
Il teatro e il foro
Proseguendo, abbiamo
raggiunto il teatro dove si svolgevano gli spettacoli come commedie o
drammi; era a forma di cerchio schiacciato, costituito dalle scalinate e
dalla scena. Si può visitare solo da quattro o cinque anni. |
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La bollente e le terme Percorrendo
il decumano (strada principale) troviamo la bollente, il simbolo di Acqui
Terme. L’edicola,
struttura architettonica costruita nel 1898 formata da alcune colonne che
sorreggono la cupola, è stata collocata sopra l’apertura della sorgente
di acqua calda. L’acqua, attraverso una faglia, è arrivata al centro
della terra, si è riscaldata ed è fuoriuscita dalle montagne
dell’Appennino Ligure nella zona di Acqui Terme. Contiene una notevole
quantità di zolfo, ha odore e sapore poco piacevoli ma un grande potere
curativo. Le
terme furono edificate dai greci e poi perfezionate dai romani che le
collegarono alla zona sportiva. Ai tempi dei romani, il laconicum o
sudatorio era il luogo dove si preparavano prima di immergersi nelle
terme. Queste erano molto rumorose perché frequentate da tante persone,
erano pulite e custodite dai curatores. Vi erano anche degli spogliatoi
chiamati apodyterii. I
fondatori delle terme di Acqui sono stati Valerio e Vittorio, i loro nomi
sono arrivati sino a noi poichè incisi in un mosaico facente parte di un
pavimento ritrovato nel 1898 durante scavi della antica città. |
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Il museo archeologico Il
museo archeologico è situato dentro il castello dei Paleologi che intorno
al 1200 è abitato dai Vescovi, nel 1400 diventa sede dei corpi di
guardia, mentre nel 1700 ospita la famiglia dei Savoia. Il museo è diviso
in sette stanze tra cui due dedicate alla Preistoria, tre all’Epoca
Romana, una al Medioevo e una al Tardo-Antico. Nelle due stanze della
Preistoria troviamo reperti risalenti al Paleolitico, al Neolitico e
all’Età del Bronzo. Nel Neolitico, cioè il periodo in cui l’uomo
diventa sedentario, le pietre venivano lavorate con più precisione;
mentre durante l’Età del Bronzo l’uomo lavorava la ceramica ed i
metalli, costruiva i carri trainandoli con i cavalli.
Già
in quel periodo, gli Statielli, popolazione ligure, erano situati dove
sorge l’odierna Acqui Terme. Quel territorio
fu conquistato nel La
città fu quindi chiamata Aquae Statiellae con riferimento al popolo che
precedentemente vi abitava e all’acqua termale, di cui i romani
conobbero presto i benefici ricordati da Plinio, Seneca, Tacito. Altre
stanze sono dedicate al periodo della romanizzazione in cui venivano
costruite le città lungo ai fiumi. In quel periodo venivano effettuati
commerci, infatti sono stati ritrovati cocci di ceramica nera provenienti
dall’Etruria. Abbiamo
notato anche delle anfore spagnole di ceramica che i romani hanno
utilizzato per trasportare bevande, ma anche per isolare l’umidità
vicino alle terme. Nelle
teche abbiamo osservato gli strigidi (oggetti di metallo di forma ricurva)
che erano usati dai romani per togliersi il sudore e gli unguenti. I
romani nelle steli e nei mosaici usavano le abbreviazioni; mentre sulle
lapidi veniva scritta la frase “dis manibus” che si riferiva agli dèi
dei morti e spesso si raffiguravano dei delfini, che erano considerati
animali sacri simbolo dell’immortalità. Non scrivevano la data di
morte. I cristiani invece
scrivevano sia la data di nascita sia quella di morte perché indicava
l’inizio della vita ultraterrena. Nelle
stanze dedicate al Medioevo e al Tardo-Antico sono esposti in modo
circolare, su una piattaforma rialzata, dei blocchi di pietra che
probabilmente sono stati sbozzati in Grecia e poi perfezionati ad Acqui e
ritrovati intorno alla bollente. |
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L’acquedotto romano La riscoperta di tracce consistenti e
preziose riconducibili all’antica città romana risalgono al XVI secolo.
Ancora
oggi il paesaggio cittadino è caratterizzato dalle rovine del grandioso
acquedotto romano che consentiva di mescolare l’acqua bollente
rendendola utilizzabile per varie attività curative e artigianali. Abbiamo visto quattro arcate intere dell’acquedotto, ma in origine erano quaranta. Le arcate sono molto alte perché dovevano portare l’acqua ai paesi collocati sulle colline. A sud dell’acquedotto passava la via Postumia, ancora più antica della via Emilia. Nei
pressi della bollente c’erano alcune persone anziane che bevevano
l’acqua curativa per mantenersi in salute. Forse queste persone sono i
discendenti degli antichi romani? Lasciata
la guida alla stazione ferroviaria, siamo ripartiti per Castelnuovo
Scrivia dove siamo arrivati verso le 13,10. Abbiamo
fatto un’esperienza divertente e allo stesso tempo istruttiva. la classe 1°A |
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