LA NOSTRA PRIMA GITA :

ACQUI TERME

Mercoledì 19 novembre 2008, noi alunni delle classi  prime della Scuola Media “Baxilio” siamo andati a visitare la città di Acqui Terme. I nostri accompagnatori erano le professoresse Concaro, Ratto, Semino e Torti.
La partenza era prevista per le ore 8.00. Ci siamo radunati all’interno della scuola dove la professoressa Torti ha fatto l’appello, poi ci siamo diretti verso il pullman parcheggiato nel cortile posteriore; alcune alunne sono salite su un pulmino più piccolo.
Durante il viaggio c’era un atmosfera di grande agitazione, eravamo contenti di essere tutti insieme, compagni ed ex-compagni. Il viaggio è stato brevissimo anche perché ci siamo divertiti chiacchierando e ascoltando musica. Arrivati, abbiamo incontrato la guida di nome Ester che ci ha spiegato che la città di Acqui Terme nell’antichità era addirittura più grande e importante di Torino, fondata dai romani con il nome di Augusta Taurinorum.
La presenza di una fonte di acqua bollente (circa 75°C ) aveva permesso la costruzione delle terme che per i romani erano un importante luogo di socializzazione.
La signora Ester ci ha accompagnato fino alla piscina romana. A quel punto ci siamo divisi in due gruppi.
Noi del secondo gruppo ci siamo recati in un bar, quella mattina faceva molto freddo, infatti tutti avevano le mani congelate; alcuni hanno ordinato una cioccolata calda e bevendola in fretta si sono anche scottati la lingua! Nel frattempo era arrivato il nostro turno e siamo entrati a visitare la piscina romana.



La piscina romana e le terme

La grande piscina costituiva un settore importante di un vasto complesso termale risalente all’età imperiale, I- II secolo d.C. Ritrovata nel 1913 durante la costruzione dei nuovi portici, la struttura fu all’epoca   solamente esplorata. Ulteriori scavi effettuati negli anni ’70 evidenziarono la presenza di altre notevoli strutture che facevano già presumere un’estensione del complesso termale verso nord. Solo con gli ultimi interventi di ricerca si è però arrivati ad una completa messa in luce della piscina ed alla conferma dell’ipotesi di una maggiore estensione dell’impianto termale di cui faceva parte.

L’edificio termale, insieme con il vicino anfiteatro individuato negli anni ’50, occupava un quartiere periferico dell’antica Aquae Statiellae romana lontano dal centro abitato ma comodo da raggiungere tramite il percorso Aemilia Scauri. Il complesso termale e l’anfiteatro non erano frequentati soltanto dagli acquesi ma anche dagli abitanti dei territori vicini.

La piscina rettangolare ha dimensioni considerevoli (m 13 x 6,5). La vasca è stata scavata direttamente nella roccia e chiusa all’interno da un poderoso muro perimetrale in scaglie di pietra. L’acqua proveniva dalla sorgente della bollente, la struttura era coperta a volta e svolgeva la funzione di grande calidarium (cioè di ambiente riscaldato artificialmente da forni, in cui fare bagni caldi). Le tubature erano di piombo in cui passava l’aria calda e quella fredda.

Il fondo e le gradinate della vasca erano rivestiti con piastrelle di marmo bianco o di altri colori, provenienti dalla Grecia e dall’Asia Minore. Le sigillature venivano effettuate con il cocciopesto, un isolante naturale (di colore rosa) che non faceva filtrare l’acqua. Il soffitto a cupola era rivestito di mosaico azzurro e blu con delle conchiglie che ricordavano il mare.

Nelle terme, oltre al calidarium, c’era il tepidarium, vasca con acqua tiepida, ed il frigidarium, vasca con acqua fredda. Vicino alle vasche c’erano degli archi che permettevano il passaggio tra le varie stanze. Il passaggio da una gradazione dell’acqua all’altra favoriva la tonicità muscolare.

Il teatro e il foro

Proseguendo, abbiamo raggiunto il teatro dove si svolgevano gli spettacoli come commedie o drammi; era a forma di cerchio schiacciato, costituito dalle scalinate e dalla scena. Si può visitare solo da quattro o cinque anni.
Nel foro si incontravano perpendicolarmente due vie molto importanti: il cardo e il decumano.
Il foro era circondato dai templi e dagli edifici pubblici.
Intorno alla bellissima chiesa, costruita intorno all’anno 1000 in stile Romanico che si trova nella piazza (ex foro), sono state ritrovate delle lapidi che risalgono al periodo della cristianizzazione. 
Oggi la chiesa si chiama Chiesa dell’Addolorata.

La bollente e le terme

Percorrendo il decumano (strada principale) troviamo la bollente, il simbolo di Acqui Terme.

L’edicola, struttura architettonica costruita nel 1898 formata da alcune colonne che sorreggono la cupola, è stata collocata sopra l’apertura della sorgente di acqua calda. L’acqua, attraverso una faglia, è arrivata al centro della terra, si è riscaldata ed è fuoriuscita dalle montagne dell’Appennino Ligure nella zona di Acqui Terme. Contiene una notevole quantità di zolfo, ha odore e sapore poco piacevoli ma un grande potere curativo.

Le terme furono edificate dai greci e poi perfezionate dai romani che le collegarono alla zona sportiva. Ai tempi dei romani, il laconicum o sudatorio era il luogo dove si preparavano prima di immergersi nelle terme. Queste erano molto rumorose perché frequentate da tante persone, erano pulite e custodite dai curatores. Vi erano anche degli spogliatoi chiamati apodyterii.

I fondatori delle terme di Acqui sono stati Valerio e Vittorio, i loro nomi sono arrivati sino a noi poichè incisi in un mosaico facente parte di un pavimento ritrovato nel 1898 durante scavi della antica città.

Il museo archeologico

Il museo archeologico è situato dentro il castello dei Paleologi che intorno al 1200 è abitato dai Vescovi, nel 1400 diventa sede dei corpi di guardia, mentre nel 1700 ospita la famiglia dei Savoia.

Il museo è diviso in sette stanze tra cui due dedicate alla Preistoria, tre all’Epoca Romana, una al Medioevo e una al Tardo-Antico. Nelle due stanze della Preistoria troviamo reperti risalenti al Paleolitico, al Neolitico e all’Età del Bronzo. Nel Neolitico, cioè il periodo in cui l’uomo diventa sedentario, le pietre venivano lavorate con più precisione; mentre durante l’Età del Bronzo l’uomo lavorava la ceramica ed i metalli, costruiva i carri trainandoli con i cavalli.       

Già in quel periodo, gli Statielli, popolazione ligure, erano situati dove sorge l’odierna Acqui Terme. Quel territorio  fu conquistato nel 172 a .C. da Marco Popilio Lenate, un console romano.

La città fu quindi chiamata Aquae Statiellae con riferimento al popolo che precedentemente vi abitava e all’acqua termale, di cui i romani conobbero presto i benefici ricordati da Plinio, Seneca, Tacito.

Altre stanze sono dedicate al periodo della romanizzazione in cui venivano costruite le città lungo ai fiumi. In quel periodo venivano effettuati commerci, infatti sono stati ritrovati cocci di ceramica nera provenienti dall’Etruria.

Abbiamo notato anche delle anfore spagnole di ceramica che i romani hanno utilizzato per trasportare bevande, ma anche per isolare l’umidità vicino alle terme.

Nelle teche abbiamo osservato gli strigidi (oggetti di metallo di forma ricurva) che erano usati dai romani per togliersi il sudore e gli unguenti.

I romani davano molta importanza ai riti funebri. Gli elogi funebri ricordavano la vita del defunto e il banchetto funebre era allestito in suo onore. Durante il banchetto funebre veniva messo anche  del cibo sulla tomba del defunto. Nelle tombe dei ricchi venivano deposti oggetti preziosi, tra cui gli specchi che gli dèi usavano per rivedere i momenti vissuti durante la vita di ogni uomo, le lucerne che venivano considerate sacre in quanto le luci dovevano accompagnare l’anima del defunto nell’aldilà e dei balsamari. A volte i corpi venivano cremati. I riti funebri dei ricchi erano molto belli, invece quelli dei poveri erano sbrigativi. Le tombe potevano essere a “pozzetto” o a “cassetta”; in quelle a cassetta venivano messe le ceneri del defunto.

I romani nelle steli e nei mosaici usavano le abbreviazioni; mentre sulle lapidi veniva scritta la frase “dis manibus” che si riferiva agli dèi dei morti e spesso si raffiguravano dei delfini, che erano considerati animali sacri simbolo dell’immortalità. Non scrivevano la data di morte. I  cristiani invece scrivevano sia la data di nascita sia quella di morte perché indicava l’inizio della vita ultraterrena.

Nelle stanze dedicate al Medioevo e al Tardo-Antico sono esposti in modo circolare, su una piattaforma rialzata, dei blocchi di pietra che probabilmente sono stati sbozzati in Grecia e poi perfezionati ad Acqui e ritrovati intorno alla bollente.





L’acquedotto romano

La riscoperta di tracce consistenti e preziose riconducibili all’antica città romana risalgono al XVI secolo.

Ancora oggi il paesaggio cittadino è caratterizzato dalle rovine del grandioso acquedotto romano che consentiva di mescolare l’acqua bollente rendendola utilizzabile per varie attività curative e artigianali.

Abbiamo visto quattro arcate intere dell’acquedotto, ma in origine erano quaranta. Le arcate sono molto alte perché dovevano portare l’acqua ai paesi collocati sulle colline. A sud dell’acquedotto passava la via Postumia, ancora più antica della via Emilia.

Nei pressi della bollente c’erano alcune persone anziane che bevevano l’acqua curativa per mantenersi in salute. Forse queste persone sono i discendenti degli antichi romani?

Lasciata la guida alla stazione ferroviaria, siamo ripartiti per Castelnuovo Scrivia dove siamo arrivati verso le 13,10.

Abbiamo fatto un’esperienza divertente e allo stesso tempo istruttiva.

la classe 1°A